Люди инвалиды
22 maggio, 2008 - 13:03 di mc
Archiviato in Democrazia e Diritti
Condividi Люди инвалиды. mc ti ringrazia.
Ti Piace MenteCritica?
Ho già scritto a che il suo pezzo sulla diagnosi preimpianto che oggi potete leggere su MC mi ha commosso, anzi straziato.
Dimentichiamo troppo spesso che dietro le grandi discussioni bioetiche, le questioni di principio ed il diritto bizantino, nel quale molti amano rotolarsi, c’è sangue, sofferenza e solitudine.
Di fronte a tanto dolore non si può essere ondivaghi e nascondersi dietro le parole. Secondo me, assumere una posizione trasparente è prima una questione di rispetto e poi un atto politico.
Io penso che dare a una persona la possibilità di nascere sia una cosa eccezionale. Non mi hanno mai convinto quelli che si interrogano sull’opportunità o meno di mettere al mondo un bambino in mondo come il nostro. Io credo che non esista nulla oltre la vita che vediamo ed avere avuto l’opportunità di viverla è stata un’occasione immensa che non avrei mai voluto perdere. Se si ha la possibilità di farlo, mettere al mondo un bambino è il sistema per restituire al destino il favore che ci ha fatto quando ci ha prelevato dal buio nel quale eravamo sospesi e ci ha dato la possibilità di fare questo brevissimo percorso di luce.
Quando nasce una persona ha un’opportunità che prima non aveva e può fare del suo meglio per avere un percorso felice e soddisfacente. Rimanendo nella tenebra, questa scelta non esiste e, secondo me, qualsiasi cosa è sempre meglio del nulla.
Per questo considero la genitorialità una scelta di vita. Una scelta che andrebbe fatta all’età giusta, compatibilmente con le necessità biologiche, in modo da poterla vivere con consapevolezza in una società dove avere un bambino non voglia dire solo maggiori spese, rischio di licenziamento e drastica diminuzione della vita sociale.
Purtroppo non possiamo influire direttamente su quasi nessuno di questi fattori e, quindi, si tratta di una scelta di vita difficile.
Sono favorevolissimo alla diagnosi preimpianto. Questo anche e soprattutto perché le coppie che vi possono ricorrere sono quelle sterili, spesso, a maggior rischio di gravidanze interrotte o di bambini con gravissime malformazioni.
La diagnosi preimpianto consente, in questi casi, di scegliere l’embrione che ha più probabilità di portare alla luce un bimbo sano. Ed è esattamente quello che fa la natura quando, in un rapporto sessuale normale, seleziona gli spermatozoi più resistenti e consente l’attecchimento degli embrioni più biologicamente idonei.
L’eugenetica non c’entra nulla. Qui nessuno vuole selezionare bambini perfettamente ariani, ma solo dare tecnicamente ad una coppia sterile il massimo delle probabilità di avere un bambino. Probabilità, comunque, che non saranno mai pari a quelle di una coppia sana.
La sterilità è una malattia. Spesso di uno solo dei coniugi, ma che l’altro subisce come un contagio. Non fare tutto quello che è scientificamente possibile per curarla è, a mio parere, disumano e ridicolo come vietare la trasfusione ad un bambino e lasciarlo morire perché i genitori credono che sia peccato.
Sull’aborto terapeutico la questione diventa immensamente personale. Non posso che esprimere la mia opinione augurandomi di non trovarmi mai nei panni di chi deve fare scelte così drammatiche e strazianti.
Se sapessi che il mio bambino morirà dopo pochi giorni dalla nascita, chiederei alla mia compagna di abortire. Le donne che aspettano un bimbo sanno benissimo che il legame con i genitori si crea già quando il piccolo è ancora nel ventre. Portarlo e sentirlo per nove mesi per poi vederlo morire dopo poche settimane o un anno di vita, sarebbe una cosa che io, e parlo di me, non sarei in grado umanamente di affrontare.
E lo stesso farei se sapessi per certo che la persona che sta per venire alla luce è completamente incosciente. Secondo me un corpo privo di coscienza è solo una macchina vuota. Direi senz’anima, ma non dovrei essere io a dirlo, dovrebbero dirlo quelli che credono all’anima.
Ma come mi comporterei se sapessi che il mio bambino sarà cosciente, disabile e con una speranza di vita breve?
Questa è la domanda più difficile alla quale, per onestà e rispetto, cercherò di rispondere.
Io credo che scegliere di fare un bambino comporti anche l’accettazione di questo rischio. Conosco persone che sono venute alla luce da un atto d’amore così estremo e sono felice che esistano.
Per quanto breve, difficile o doloroso, un cammino nella luce, secondo me, è sempre meglio della tenebra eterna e io non vorrei negare questa possibilità al mio bambino. E’ chiaro che questa è e rimane una scelta personale che ognuno deve misurare sulla base della propria motivazione. Sinceramente mi auguro che la vita mi risparmi la necessità di fare certe scelte.
Per quanto vi possa sembrare rozza e banale, questa auto analisi è stata estenuante. So di essere un uomo a cui non manca il coraggio. Sono stato in situazioni che me lo hanno dimostrato, ma queste sono cose nelle quali conta l’equilibrio, la saggezza e, per chi ce l’ha, la Fede. Tutte cose dalle quali sono ancora lontano.
Due note finali:
- Domani, alle 11.30, ci sarà una conferenza stampa a Roma dal titolo “Solo l’Europa può salvarci dalla legge 40/04″. Interverrà anche Chiara Lalli. Maggiori particolari .
- Il titolo di questo pezzo è sconosciuto ed incomprensibile alla maggior parte dei lettori. Eppure esiste e significa qualcosa. Come la vita di molti di quei bambini che si affacciano al cammino di luce e sono costretti ad un percorso breve e doloroso. Vorrei credere che la loro vita continui altrove, ma non ci riesco.
Люди инвалиды è di mc

bellissima analisi comandante, sono sostanzialmente d’accordo.
La saggezza non ti manca, giovanotto
Non so cosa farei se mio figlio sarà cosciente, disabile e con una speranza di vita breve e personalmente spero di non dovermi mai porre questa domanda, se capitera’ ne discutero’ con la mia compagna e decideremo assieme.
Penso come te che dovremmo smetterla di fare i filosofi che discutono dei massimi sistemi e lasciare alle singole persone decidere e sopratutto decidere e fare scelte che noi non accettiamo o di cui non siamo daccordo.
Parlare di certi argomenti è davvero difficile, un bel pezzo.
Grazie, semplicemente
@MC:Secondo me un corpo privo di coscienza è solo una macchina vuota. Direi senz’anima, ma non dovrei essere io a dirlo, dovrebbero dirlo quelli che credono all’anima.
”
Io credo nell’anima, credo che la vita continui altrove.
(Vorrei poterti dire di fidarti e di lasciare che io creda anche per te…)La mia scelta personale sarebbe dunque quella di donare a queste creature un “cammino di luce”,seppure breve,piuttosto che le” tenebre eterne”
Giuseppe Pontiggia nel suo libro “Nati due volte” sostiene che i genitori dei bambini disabili fanno “nascere due volte” i loro figli, oltre alla vita fisica li generano alla vita sociale.
Se qualcuno crede che “un corpo privo di coscienza è solo una macchina vuota” per un genitore è figlio da amare, per il quale prendere la propria anima, spezzarla e darla in nutrimento…
(Per avere la forza, il coraggio, la volontà, l’amore per fare questo è necessario credere che esista l’anima…)
Luna